sabato 24 febbraio 2007

Giustizia Popolare

La disputa fra forzisti e prodiani è quanto di più inutile il popolo possa portare avanti per un cambiamento; è certa la differenza ideologica tra gli italiani, che commettono l'errore di scannarsi fra loro prima di ghigliottinare questa DEMOPLUTOCRAZIA, la quale gode nel vedere come il popolino si confronti su temi inutili alla sua vittoria; se l'Italia deve reagire non può farlo seguendo le logiche dettate dai vari mentori seduti tra gli scranni, ma compattandosi, mettendo qualche differenza da parte, per far fronte comune contro privilegi settecenteschi e truffe legalizzate ai danni del popolo sovrano; vi è molto buonismo fra la società civile che ripudia la VIOLENZA, e ciò è positivo nel valutare l'emancipazione politica delle persone, ma diventa negativo quando privilegiati di quest'era non si fanno scrupoli di passare sopra la vita umana per i loro interessi ed il popolo se n'accorge continuando ostinatamente a ribadire la necessità della NON-VIOLENZA; nessuno tra politicanti-banchieri-grandi imprenditori inizierà ad assaggiare la paura, se il popolo continuerà ad esprime il suo malcontento al massimo con le "manifestazioni organizzate"; gli Italiani per cambiare devono sorprendere la DEMOPLUTOCRAZIA scagliando verso di essa,i suoi simboli ed i suoi rappresentanti tutta la rabbia scaturita dall'insoddisfazione e malcontento sociale. Di natura non sono violento, e ammiro sicuramente di più il pensiero NON-violento ad altri, ma se si vuole cambiare, son convinto che dovremo dissetare la terra col sangue della classe dirigente, solo col rumore del popolo con unica guida la propria voglia di giustizia ed uguaglianza, gli scranni non saranno più comode poltrone per privilegiati.
Se a qualcuno vien in mente che tutto ciò non sia adeguato al fine che ci si propone, rispondo che non sarebbe altro che un atto di giustizia popolare, ammetto tribale e incontrallata, che giudica colpevoli i falsi profeti di un mondo migliore e li condanna alla morte.

venerdì 23 febbraio 2007

Crisi di governo; forse è il sistema che è in crisi

Neanche un anno di legislatura ed il governo cade, e a destra si festeggia mentre a sinistra si piagnucola, ora il problema è cosa accadrà, ma sicuramente non si andrà a rivotare come vorrebbe il Berlusca...in fondo questi "nostri" rappresentanti devono arrivare a due anni e mezzo di legislatura per la pensioncina, -ina perchè non riescono a mantenere le varie amanti con quelle cifre.
Comunque sia è da constatare come una parte del popolo di sinistra sia rimasta a bocca asciutta, nel senso che molte promesse elettorali non sono state mantenute, anzi, ci sono stati provvedimenti che somigliano più a delle dispozioni del miglior governo di destra che ad uno di sinistra. Personalmente sono rimasto deluso da come siamo andati via dall'Iraq: aspettando i tempi tecnici, infatti aspettando questi maledetti tempi tecnici siamo andati via dalla Mesopotamia a Dicembre, come probabilmente ce ne saremmo tornati anche con Berlusconi come premier, e non come si auspicavano in molti a sinistra in fretta e furia, cioè andare via verso Giugno-Luglio; la differenza è molta perchè andare via subito appena formato il nuovo governo, avrebbe segnato un notevole cambiamento negli equilibri diplomatici in politica estera, sarebbe stato come dire che NOI italiani possiamo scegliere chi appoggiare o meno, invece l'attuale(passato) governo ha perso un'occassione per far uscire l'Italia dalla condizione di colonia americana rendendo più aspro il conflitto ideologico proUSA-noUSA nei mesi successivi, è classico di questi rappresentanti della sinistra dire al popolo:"NO USA!" per poi piegarsi a qualsiasi richiesta americana. La politica estera è e rimarrà un problema nel polpettone sinistroide.
Tornando alla crisi, Prodi avrà il compito di formare un nuovo esecutivo, ma l'elezioni auspicate da Silvio arriveranno, presumo, prima dello scadere dei cinque anni(previsione per nuove elezioni: 2009), ma in caso di nuove elezioni che fare? Leggo di molti che inneggiano all'astensione, che io non approvo perchè inutile, non sindaco le ragioni per cui s'arriva all'astensione, anzi, ma l'inutilità del gesto, infatti se la popolazione civile decidesse di astenersi in massa, avremmo comunque un nuovo Parlamento con un nuovo esecutivo, perchè la legge italiana NON prevede il raggiungimento del quorum nell'elezioni politiche, e ciò farà si che in una improbabile astensione di massa, amici e familiari dei politicanti decideranno per tutti noi, insomma se l'80% si astenesse, il rimanente 20% sceglierebbe per tutti, che senso ha l'astensione in elezioni politiche? Secondo me nessuna, anche se qualcuno potrebbe dirmi che il mondo politico non potrebbe far finta di nulla, e chi ve lo dice? Riescono a delegittimare manifestazioni popolari figuratevi se non dovessero trovare una "buona" scusante per un'astensione di massa.
Problema tutto Italico è la divisione che vi è nei cittadini, una certa sinistra l'ha già capito, a destra qualcuno inizia a venir fuori dalla logica del bipolarismo Berlusconi-Comunisti(ATTENTI FASCI ALLE FALSE PROMESSE DEL BERLUSCA), un'eterna divisione che impedisce alle fazioni in lotta di vedere i molti punti di contatto e non fa altro che accrescere il potere dei burrattinai di entrambe.
Ma allora cosa fare? I governi cadono e si riformano, l'esecutivo cambia ideologia ogni tot anni, ma alla fine assistiamo sempre allo stesso film:"E io pago!"
Personalmente ho capito che devo iniziare a far ragionare la gente su cose a loro sconosciute, vedi il tema del signoraggio; insomma che il popolo sia paziente ancora un po' e chi sa ha l'obbligo d'informare chi non sa, soprattutto tra chi non può accedere al web o lo usa per questioni più futili. Vedo molte persone indignarsi negli uffici pubblici, al bar o in qualunque altro posto quando vengono a sapere alcuni misteri.
Bene allora, fate indignare la gente che ancora non ne ha abbastanza, e dopo averla fatta ragionare ed indignare assicuratevi che s'inca@@i...che pian piano che aumentano i furiosi il cambiamento è più vicino.
Quindi per finire...parola d'ordine:INFORMARE!!!

domenica 18 febbraio 2007

Petizione per supporto GNU/Linux

Lo so vado a periodi, periodi in cui posto 2 o 3 volte sulla stessa materia che poi trascuro nelle settimane successive, e in questi giorni sono per dare spazio alle petizioni; infatti dopo il mio ultimo post che fa conoscere una petizione sulla canapa...eccone un'altra, vi scrivo direttamente il testo con i relativi link, la petizione è indirizzata in particolar modo ai produttori di hardware.

A chi di competenza,

Esprimiamo il nostro dissenso riguardo alla frequente scelta di non supportare il sistema operativo GNU/Linux con driver compatibili e assistenza tecnica. Chiediamo pertanto un impegno concreto da parte Vostra in direzione di un maggiore e costante supporto. Siamo quotidianamente afflitti da problemi di incompatibilità hardware e frustrati per la scarsa assistenza offerta, fintanto da essere impossibilitati ad acquistare e utilizzare i vostri prodotti e i vostri servizi. Riteniamo che una comunità in forte crescita come quella degli utenti GNU/Linux non meriti di essere ignorata.
Cordiali saluti

Per firmare questa petizione cliccare qui

Sono venuto a conoscenza di questa iniziativa da qui

sabato 17 febbraio 2007

Legalizzazione coltivazione canapa indiana

To: Governo Italiano - Parlamento Italiano

I sottoscritti cittadini italiani,
iscritti regolarmente alle liste elettorali del proprio Comune di riferimento, chiedono all'attuale Governo di rendere legale la coltivazione di canapa indiana, comunemente conosciuta come pianta da cui derivano sostanze stupefacenti, perchè:
1)un consumatore di marijuana potrebbe fare a meno di rivolgersi ad organizzazioni criminali, coltivandosela nel proprio giardino.
2)la canapa indiana è a tutti gli effetti una preziosa materia prima in diversi settori, e non capiamo il suo inutilizzo.
3)in fondo è una normale pianta naturale e non vediamo nessun motivo per considerarla illegale come non lo vedremmo per altre piante.

Per firmare la petizione cliccare qui

Precedente post sulla canapa

Articolo più dettagliato sul tema dello staff di PoliticamenteScorrettoSempre

venerdì 16 febbraio 2007

Prove passaggio da WinXP ad una distro GNU/Linux

Avevo voglia di condividere la mia esperienza con le distro Linux, a dir la verità non è ho provate molte, diciamo due e mezzo, e per di più tutte Debian. Ma lo studio sulle diverse distro è stato profondo e continuo tuttora a cercare qualche dritta sul web, ma alla fine ci si rende conto che bisogna solo provarle.
Personalmente "ho preso una cotta" per il progetto Ubuntu(base Debian), e subito ho scaricato la distro, ho fatto partire il Live Cd ed ho subito installato su una partizione nuova, lasciando XP sull'altra, riavvio il PC e parte, ma vado su XP perchè il PC serviva a qualcun'altro, viene accesa la stampante...ad un nuovo avvio si blocca il PC. Formatto con XP. Riprovo con Ubuntu 6.10, ma stavolta non installo, cerco di capire qualcosa da "Live CD"; un problema è la connessione e dopo vari tentativi torno a XP per documentarmi, salva una marea di guide html sull'HD esterno e torno a riprovare con Ubuntu...smanetto smanetto, ma non mi connetto. Torno ad XP scarico Debian e la faccio partire, il procedimento d'installazione sarebbe facilissimo se ad un punto non si fermasse perchè non trova la rete da dove scaricare i pacchetti.
Ancora reboot e si torna ad XP per cercare di capirci qualcosa,
alla fine capisco che la configurazione di un modem/USB è fattibile ma leggermente complicata (o sono io?) ed io sono davanti ad un bel problema: iniziare ad usare una distro Linux senza avere l'accesso al web è frustrante, per un aiuto dal web devo continuamente accedere ad XP, consultare forum, blog e guide, nel caso salvarle e leggerle Off-Line in Linux.
Ma qui mi viene in mente una furberia: perchè non andare a comprare un router? almeno così passiamo oltre al "problema web", e così faccio(chiamatemi pure pigro per non aver avuto la pazienza di config
urare il modem/USB)!!!
Configurato il router inizio l'ennesima prova con una distro Linux; stavolta dopo Ubuntu 6.06 e 6.10 e Debian, provo la Kubuntu 6.10.
Boot da Cd...dopo poco compare il desktop di Kubuntu(FANTASTICO!!!), la prima cosa che faccio qual è? Logico: provare la connessione e scopro che finalmente posso utilizzare una distro accedendo al web...Beh! Tutta un'altra cosa, smanettando qua, smanettando là, inizio a capirci qualcosa e riesco perfino a configurare la stampante(Epson), ma non il suo scanner, scarico Firefox, presente su Ubuntu e non Kubuntu, riesco a collegarmi con i miei contatti MSN usando Kopete, ma ci sono anche altri programmi che usano il protocollo di MSN: Gaim e aMSN, anche se nessuno è al livello di Windows Live Messenger (Giusto criticare la microsoft, ma quando fa qualcosa di buono come MSN è corretto riconoscerlo).
Alla fine ho preso dimestichezza con qualche tools utile per il download e/o l'installazione di programmi aggiuntivi.
Anche se ancora non riesco a configurare tutto, e neanche ne ho avuto il tempo, molto ne ho perso per cercare di configurare lo scanner della stampante, anche se sto cercando un programmino(?) che riesce a convertire eventuali applicazioni o file per Win e renderle utilizzabili per Linux(almeno così ho capito), ma se così fosse farei enormi passi nella configurazione della distro.
Hardware configurato per Linux
Casse creative
Tastiera e mouse Wifi(con ricevitore) Microsoft
Hard Disk esterno Philips(o Hitachi?)
Stampante Epson
Hardware non ancora configurato
Scanner Epson
Webcam Creative

E questo post l'ho scritto usando Kubuntu 6.10, anche se non cambia nulla con quale SO ci si colleghi, tanto il web è uguale per tutti(più o meno).

Demo Ubuntu

mercoledì 14 febbraio 2007

2007 o 1707?

Non so dove trovare la lista ufficiale e al momento neanche m'interessa, ho preso questo elenco dal sito Politikon, per la pagina precisa della lista nel sito cliccare qui.

Più che abbassare la pensione a loro, adeguerei le nostre attuali e future alle loro...voi no?

Cognome Nome

Anni Contributi

Importo €

Reduci di tangentopoli

Altissimo Renato
Ando' Salvatore
Di Donato Giulio
La Ganga Giuseppe
Longo Pietro
Martelli Claudio
Pillitteri Gianpaolo
Prandini Giovanni

22
20
15
20
20
20
10
30

8828
8455
6590
8455
8455
8455
4725
9947

Giornalisti

Bertucci Maurizio
Bettiza Vincenzo
Bonsanti Alessandra
Caprara Massimo
Caputo Livio
Conti Marco
Giacovazzo Giuseppe
La Valle Raniero Luigi
La Volpe Alberto
Mafai Maria
Magri Lucio
Maiolo Tiziana
Manisco Lucio
Manzolini Giovanni
Masina Ettore
Melega Gianluigi
Michelini Alberto
Orlando Federico
Paissan Mauro
Riva Massimo
Rognoni Carlo
Rossanda Rossana
Scalfari Eugenio
Sodano Giampaolo
Spadaccia Gianfranco
Taradash Marco
Vertone Grimaldi Saverio

15
5
5
20
5
5
15
20
5
5
25
15
5
5
10
6
28
5
15
10
20
5
5
5
11
18
10

6590
3108
3108
8455
3108
3108
6590
8455
3108
3108
9387
6590
3108
3108
4725
3232
9760
3108
6590
4725
8455
3108
3108
3108
5098
7709
4725

Imprenditori

Agnelli Susanna
Benetton Luciano
Cecchi Gori Vittorio
Lombardi Giancarlo
Matarrese Antonio
Savelli Giulio

20
5
10
5
18
5

8455
3108
4725
3108
7709
3108

Spettacolo

Gravina Carla
Falqui Enrico
Paoli Gino
Squitieri Pasquale
Corsi Zeffirelli Gian Franco

5
5
5
5
10

3108
3108
3108
3108
4725




lunedì 12 febbraio 2007

Oltre liberalismo e socialismo?

In questi anni possiamo affermare che le conquiste sociali degli ultimi decenni sono state eccezionali, riguardo le conquiste politiche invece abbiamo ancora da fare. Il punto è questo: con tutte le vittorie nel campo sociale, l’umanità non è riuscita a compiere quella emancipazione socio-economica che la renderebbe libera da qualsiasi sistema di potere. Infatti in questo inizio millennio ancora sento parlare, discutere, litigare persone sul vecchio conflitto ideologico e politico “liberalismo contro socialismo”; da entrambe le dottrine sono nate molteplici varianti, tra le quali anche estremizzazioni di esse: vedere il capitalismo occidentale per il liberalismo o il comunismo d’acciaio per il socialismo; in entrambe vi sono anche perenni discussioni interne, cioè non possiamo parlare di un unico socialismo come non potremmo farlo per il liberalismo.
Entrambe vengono concepite basandosi sul sistema industriale, ed entrambe commettono lo stesso errore, anche se da punti di vista diversi, non concepiscono l’individuo e la società come parti complementari del medesimo sistema, sappiamo che il liberalismo mette l’individuo al centro di tutto allontanandolo o estraniandolo dalla complessità della comunità mentre il socialismo schiaccia l’individuo a favore della società proiettandosi verso l’autoritarismo per attuare ciò.
Purtroppo sono filosofie politiche che non prescindono dal potere, perché è la conquista di esso che permette loro di esistere o di continuare a soggiogare la società, ormai a livello mondiale. Ma il concetto di potere è legato al concetto di proprietà, essa non è che un furto legalizzato, e se non si nota questa evidenza non vi è neanche bisogno di spiegarlo (Proudhon); nel momento in cui sono proprietario di un mezzo o di un edificio, si parla guardando alla produzione non al privato, la legge mi dà il diritto d’abusare di esso. Il proprietario di un’industria paga dieci operai per produrre cento unità di un prodotto nell’arco di un mese, una volta prodotti li rivende, e siccome questa vendita gli fornisce una bella rendita abbassa il livello di produzione, facendo a meno di tre operai; ora urge una riflessione: se avesse pagato un solo operaio, e non dieci, con una paga dieci volte superiore, nell’arco di un mese quell’operaio sarebbe riuscito a produrre cento unità? Penso di no, ed ecco che si manifesta l’abuso del proprietario dei mezzi di produzione, perché esso pagherà sempre meno il proprio operaio rispetto a quello che la merce gli ha fatto guadagnare. Comunque questo esempio può facilmente essere scambiato per una rappresentazione della teoria marxista riguardante il plusvalore, a mio avviso corretta, anche se personalmente volevo mostrare come l’individuo e la società debbano considerarsi complementari, infatti la produzione di un bene o l’offerta di un servizio hanno bisogno dell’individuo capace in quel settore, ma da solo l’individuo non sarà capace mai di offrire quello che una comunità, un insieme d’individui con regole d’uguaglianza, sarà capace di offrire, quindi il proprietario non paga ai singoli il valore del lavoro dovuto alla loro unione. In sintesi la società dovrebbe iniziare ad organizzarsi in comunità che possano vivere e sussistere fra di loro senza l’aiuto di una figura istituzionale preposta al mantenimento del potere e della proprietà, e cominciare ad abbattere il potere politico rivoluzionando l’economia dal basso.
Ovvio è il fatto che questo non sia facile d’attuare, ma se a cambiamenti forti la stessa attuale società è poco incline, una trasformazione pacifica come un’evoluzione economica dal basso non dovrebbe piacere a pochi.

giovedì 8 febbraio 2007

Dimora e risveglio di Horu Kazan

Appena entrato nella sua dimora, Horu potè scorgere la felicità della sua dolce moglie, Evelina, figlia di un valoroso cavaliere proveniente da sud, mingherlina di fisico, ma non di carattere, dolce nell’accudire i figli e viziare il marito, non altrettanto nel difenderli in pubblico; mani gentili, occhi azzurri infinitamente accoglienti, chioma mossa castana chiara fino alle spalle, labbra tentatrici per ogni uomo d’onore, il vestiario semplice come quello di una buona madre sempre affaccendata in qualche questione domestica. Evelina, che dal ritorno del marito aveva avuto la pazienza di passare in secondo piano rispetto i compiti di una Guardia, aveva preparato una calda minestra di verdure, piatto preferito di Horu, seguita da una bistecca del miglior vitello della città, e il tutto era già sulla tavola in mezzo al salone circolare della torre ovest. In quel frangente Horu s’accorse della felicità della moglie nel rivederlo e corse verso di lei e si persero in un infinito abbraccio, dopodichè Evelina invitò il marito a sedersi e consumare il pasto, Horu si sedette ma non iniziò a mangiare, guardò, interrogando, la moglie che gli rispose: “ Mio caro, non ho nulla da chiederti, ho sentito il tuo discorso oggi e se c’è dell’altro so già che il tuo onore guiderà il nostro popolo sulla giusta via, ed io come tua moglie non ho intenzione di farti domande a riguardo, voglio solo che tu stasera riposi.”

H: “ Com’è dolce la mia consorte, ti ringrazio per non incupirmi su questioni che già domani m’inonderanno. Ma dimmi dove sono i nostri ragazzi?”

E: “ Il primogenito Rokun è partito un paio di settimane fa col suo battaglione per una esercitazione verso sud. Gilda dorme da un’amica e i due piccini sono già nel letto.”

Horu che aveva iniziato a mangiare mentre ascoltava la moglie chiese ancora, tra una cucchiaiata di minestra e l’altra:” Quando tornerà Rokun? E Gilda? Bisogna stare attenti, è bella come la madre e non vorrei capitasse in brutte situazioni…”

E: “ Nostro figlio non so quando tornerà, ormai è come se non vivesse più qui, sempre impegnato in qualche esercizio militare col battaglione, e per Gilda non preoccuparti, ha ripreso anche altre doti dalla madre, che tu birbante conosci.”

Horu finì il pasto, e la moglie prese le sue vesti e gli preparò un bagno caldo, quindi la Guardia si diresse verso le stanze dei piccini e s’avvicinò prima alla più piccola, e non osò svegliarla, ma le rimboccò le coperte e le diede un bacio sulla fronte, poi si diresse dal fratellino, ma questi non dormiva, e appena avvicinatosi, gli piombò al collo e urlò: “ Papà, papà, t’ho visto oggi, son contento che tu sia tornato. Ora m’insegnerai a tener la spada, vero?”

H: “ Mio piccolo guerriero, fai piano che la sorellina dorme. Vedremo Zihuku, dovrò affrontare qualche questione, se ne avrò il tempo t’insegnerò ad essere un ottimo spadaccino, così un giorno potrai difendere la piccola Ylenaia. Ora va al letto che è tardi. Buonanotte guerriero.”

Zihuku tornò al letto ed Horu Kazan uscì dalla stanza e si diresse verso quel bagno caldo, ci s’immerse e stette lì, cercando invano di non pensare al domani; dopo un po’ s’alzò, s’asciugò, si preparò per la notte e raggiunse Evelina nel letto, dove si strinsero per cercare intimità al riparo dalle stelle, e infine si coricarono.

Il mattino seguente Horu fu svegliato dai rumori della piazza, che gli fecero capire che non s’era svegliato molto presto, al suo fianco non c’era Evelina, ma poteva sentire l’odore di thè proveniente dalla cucina, e mentre cominciò a scrollarsi il torpore di dosso, ecco arrivare i due figlioletti di corsa verso il suo collo; l’abbracciarono, lo baciarono e fecero sentire tutta la loro felicità per il ritorno del padre, la piccola Ylenaia invitò il padre a recarsi a tavola per colazione; il tempo d’alzarsi e lavarsi, che tutti e quattro erano a fare colazione con una calda tazza di thè e molte specialità culinarie di Evelina. Ma la magia sembra spezzarsi quando la piccola Ylenaia interrogò il padre: “ Papà ora non partirai più, vero?”

Horu rivolse un triste sguardo alla moglie e replicò alla sua adorata figliola: “ Mia piccola principessa, purtroppo avrò molto da fare; bisogna proteggere la città, ed io sono tra quelli che hanno questo difficile compito.”

Y: “ Non è giusto! Sei appena tornato e mi dici che non avrai tempo per giocare con noi, che avrai da fare altro, chissà cos’altro?”

Con una punta d’arroganza Zihuku rispose alla sorellina: “ Quanto sei sciocca!? Nostro padre è una GUARDIA! Anzi un Generale delle Guardie del Palazzo, a volte rispettate più del Garhut stesso. Anch’io un giorno sarò una Guardia!”

Horu fu sorpreso nel vedere la risolutezza del figlio quanto dispiaciuto dalla reazione triste della piccina alle parole del fratellino, ma a quel punto intervenne la vera autorità della casa, Evelina: “Su bimbi, fate presto che altrimenti il maestro non vi farà entrare nella bottega.” A queste parole i due bimbi salutarono i genitori ed uscirono per recarsi alla bottega, luogo d’insegnamento a Tebieshj. Horu finì con calma la colazione, indossò la divisa pulita da Guardia e uscì, non senza salutare con una bacio la sua amata Evelina.

Appena uscito dalla torre, Horu Kazan non potè fare a meno d’ammirare i suoni della piazza, i fabbri, i falegnami, i mercanti di verdure, bestiame, vasellame, i filosofi parlare alla gente curiosa, troppo gli era mancata la città, e troppo aveva cuore quella gente e quei palazzi per non dimenticare i suoi compiti, infatti s’incamminò subito verso il Concilio, senza trascurare la piacevole vista del mercato di Tebieshj, uno dei più forniti. Mentre passeggiava per quei vicoli della piazza, delimitati solo dai banchi dei mercanti, non s’accorgeva di come le persone si scansavano al suo passaggio, ormai gli erano passati troppi anni come Guardia per accorgersi, oltre i doveri, quali privilegi desse la sua carica: il rispetto, non timore, di tutti gli abitanti, soprattutto per la Guardia più anziana e saggia dei quattro.

Arrivato ai piedi del Concilio notò con curiosità come Alebax Diyrthum si divertiva nell’addestrare un piccolo gruppo di ragazzini ad usare la spada, ma interruppe il suo addestramento chiamandolo: “Giovane Guardia Alebax, Buongiorno! Questi ragazzi dovrebbero essere dal mastro-bottegaio per le lezioni, ed invece tu l’istighi a non andare a lezione; bel compartamento da Guardia.”

E Alebax, allontanati i giovani, risalutò Horu: “ Buongiorno a te saggio amico! Spero che la tua consorte t’abbia fatto riposare e riprendere le forze.” E aggiunse col sorriso: “O te le ha tolte?”

H: “ Sono stato trattato da vero signore, ma questa è abitudine a casa mia, ma dove sono gli altri due Generali?”

A: “ Quel viscido di Eliaxum Gangashj starà arrivando, è venuto ed ha detto che s’allontanava per poco; mentre Fenzij non so dove sia, ma presumo che anch’egli stia per arrivare.”

H: “ Bene! Aspetta ancora un po’ e se non dovessero arrivare mandali a chiamare; io mi reco un secondo dal fabbro, la mia spada ha bisogno di una battuta.”

A.” Vai Horu Kazan, almeno so dove poterti ritrovare, chissà dove saranno quei due? A fra poco Horu. Ciao!”

Horu salutò Alebax e si diresse verso il fabbro, il quale appena visto il Generale fermò la lavorazione di un’armatura per inchinarsi, ma Horu lo fece rialzare e gli porse la spada. Il fabbro incuriosito chiese: “ Ma Generale Kazan, perché mi consegnate questa spada, forgiata nei monti occidentali dove dimora Fjkransò?”

H: “ Caro mio fidato fabbro, non c’è nessuna lesione da battaglia sulla lama, ma ci sono i segni del tempo, nel viaggio con l’ultimo Garhut è stata troppo tempo nel fodero, fatele sentire il calore della morsa tra incudine e martello per svegliarla e renderle quella forza e luce che le spetta.”

Il fabbro prese allora la spada e iniziò subito ad eseguire quello che Horu desiderava, finito il lavoro, uscì dal suo laboratorio osservò la spada alla luce del sole e disse: “ Ecco mio Generale, ora la sua spada è pronta per la più dura delle battaglie. Tenete!”

H: “ Fabbro ti ringrazio per il servizio.” Nel frattempo arrivò un giovane cavaliere che invitò la Guardia a recarsi al Concilio dove lo stavano aspettando; allora Horu risalutò il fabbro e s’avviò verso gli altri tre Generali per discutere delle stesse cose dette appena il giorno prima, ma ora bisognava agire o pianificare per dividere i compiti fra i Generali, l’unica cosa certa era che Fenzij Hurumanè sarebbe andato ad indagare verso Nord.

Precedenti Capitoli de "L'ultimo viaggio di un re":
1)La morte di Jeko Gblish
2)Il ritorno a Tebieshj di Horu Kazan